| Riforme ed Istituzioni Gregorio, riformata la propria corte e resala centro di dottrina e modello di virtù, man mano si diede a riformare Roma nei suoi pastori secondari e nel gregge loro affidato. Conoscendo egli che la santificazione dei mèmbri dipende da quella dei loro capi, dava a questi le opportune istruzioni e le norme direttive a seconda dei bisogni. Con benigna carità confortava i pusillanimi, animava i deboli e correggeva i manchevoli, edificandoli ancora coi propri esempi, ed illuminandoli con la santa dottrina. Premiava ed innalzava quelli che adempivano esattamente il proprio dovere, conferendo loro cariche più elevate ed uffici più ragguardevoli. Castigava invece, traslogava e deponeva i disubbidienti ed ostinati. Abusi e disordini avevano invaso il Santuario e tra questi uno consisteva in esigere un prezzo per la sepoltura dei morti nelle chiese, un altro in fabbricare chiese là dov'erano stati sepolti i cadaveri. Egli riesce a togliere finalmente l'uno e l'altro di tali abusi; sopprime ancora gli altri, toglie i disordini, le cattive abitudini, gl'inveterati soprusi; si mette così sulla via di tornare la primiera purezza alla disciplina ecclesiastica. Zelantissimo per servizio Divino, volle che gli ecclesiastici osservassero con più attenzione e con maggiore interesse spirituale la sacra liturgia. A questo fine riordinò il Breviario, aggiungendo altre orazioni ed aumentandone la recita quotidiana: lo nobilitò di alcuni inni sacri che egli medesimo compose e che tutt'ora sono in uso nella Chiesa. Que'"Artaud. st'inni, secondo il Cantù, sono sette: a norma del Racine, sono molti: il Persone n'enumera undici; e propriamente i seguenti: Primo die prò Trinitas - Noctes surgentes - Eccejamo noctis teneatur umbra - Aurora jam spargit polum - Audi beninne conditor - O sol saluti! intimis - Maria castis osculis - Stimmi parentis unice - Dues tuorum militum - Invicte Martyr, unicum Rex gloriose martyrum. Anche il Messale volle mettere in perfetta armonia col Breviario; perciò scrisse e raccolse in un volume moltissime preci ed orazioni: tra queste l'Introito delle Messe, il Kyrie eleison, le Collette, l'Alleluja pel tempo pasquale, il Post communio, aggiunse anche al Canone le parole: Diesque nostros in sua pace disponas. Questo volume intitolò Sacramentario, il cui scopo era quello di rendere uniforme a tutte le chiese tanto la recita del Divino ufficio che la celebrazione della messa. Così la maestà dei sacri riti raggiungeva lo scopo prefissosi dal suo istitutore, l'unità. Questo grande Pontefice, dato novella attrattiva ed autorità alla sacra liturgia, per vieppiù abbellirla, la decora del canto che, nella sua semplicità rende sublime. Il canto ecclesiastico aveva subito sostanziali mutazione in quelle tristi epoche vandaliche. Guasto dalle novità, corrotto dalle cattive abitudini, adulterato da profane ariette, aveva perduto il sublime sentimento religioso; e cessò quindi di rispondere all'indole del culto Divino. S. Gregorio formò un altro volume intitolato: Antifonario o raccolta di antifone, il cui scopo era quello di dare a questo canto il carattere popolare, la maestà di vota e l'unità. A questo fine istituì una scuola di cantori alla quale assegnò in dote alcune terre e due case, le cui rendite adibì al sostentamento dei maestri della sacra musica. Ne si contentò dell'istituzione di quella scuola, ma egli stesso la presiedeva e v'insegnava, non disdegnando abbassarsi ad istruire i piccoli fanciulli. Quando trovavasi infermo da non poter attendere ad affari che richiedavano molta attività, facevasi portare nella scuola di musica e tante volte, dall'angusto letto ov'era disteso, faceva ripetere le lezioni di canto, tenendo una verga in mano per correggere quelli che erravano. "Con nuovo metodo sostituì al tono uniforme del canto ambrosiano una melodia grave, e per non nuocere alla dignità del canto, abolì la misura, in guisa che quella melodia fu cantata sopra un tono lento e grave ...II nuovo metodo fu chiamato con nome perfettamente acconcio alla sua natura: Canto piano o Canto fermo". Trecento anni dopo la morte del santo, al tempo di Giovanni Diacono, esisteva ancora la scuola del canto che, come si disse, dal suo riformatore, si appellò: Gregoriana. L'autentico Antifonario, il letticciuolo, la verga, con la quale richiamava i fanciulli disattenti, con la dovuta venerazione, si conservavano nella medesima epoca. Così Rohrbacher. Istituì ancora i sette uffici della Chiesa romana: il Primicerio, il Secondicerio, l'Arcano, il Sacellario, l'Amminiculatore, il Primicerio dei difensori, il Proto scrinarlo, coi dodici scriniari assegnando a ciascun ufficio abili e virtuosi ecclesiastici. La riforma dei pastori e di tutto quanto era inerente al loro ministero ed alla perfezione di essi, chiamava, di conseguenza, quella del gregge. S. Gregorio non fu meno sollecito per questa; che anzi mise in opera tutta la sua efficacia a santificare il popolo con le parole e con gli esempi. Eccolo pertanto tutto premura ed interesse ad istruirlo ed illuminarlo tanto con l'opera propria, che con quella dei suoi rappresentanti. Delle quaranta omelie composte sopra i Santi Evangeli, venti le recitò egli medesimo, delle altre venti poi ne commise la cura ai pastori secondari. Da queste omelie apparisce non solo l'interesse grandissimo di santificare i fedeli, ma ben'anco il modo di predicare la parola Divina con quella semplicità di concetti e chiarezza d'idee quali si addice ad un vero pastore. Imprese di poi ad illuminare il popolo, spiegandogli il libro del Profeta Ezechiello. Dodici omelie aveva egli esposte sopra i primi tré Capitoli di questo libro, ma, costretto dal disbrigo dei molti affari e dalle vessazioni incessanti della guerra che era alle porte di Roma, interruppe queste sublimi esposizioni. Il popolo restò mortificato per questa inter mzione e chiese al Santo la spiegazione almeno dell'ultima parte del medesimo libro, riguardante il ristabilimento del Tempio. "Sono in dovere, egli rispondeva, di ubbidirvi, ma i molti affari, la guerra che ci minaccia, e l'oscurità di una tal profezia, mi turbano. Considerate, fratelli miei carissimi, aggiungea, se il mio spirito confuso per il timore e diviso in diverse cure potrà penetrare misteri così profondi! Del resto spesse volte mi accade di comprendere alla vostra presenza quello che da me solo non ho appreso collo studio. Argomento quindi che le cognizioni mi sono date per voi e che a voi debbo attribuire quello che intendo, ed al mio poco lume ciò che non mi riesce capire". Così S. Gregorio espose in altre dieci omelie il quarantesimo capitolo di Ezechiello. Riformati i fedeli coli'essere istruiti ed illuminati nella cognizione dei divini misteri, vengono esortati e quasi dolcemente costretti all'osservanza del culto estemo della Religione per cui il Santo istituisce nuove cerimonie e feste. Talmente accrebbe queste che "appena trovasi una festa considerevole in tutto l'anno dove non abbia egli accresciuto alcuna particolare cerimonia per celebrarla con più venerazione". "A lui ascrivesi l'istituzione del digiuno dell'Avvento. Fu lui che istituì la benedizione delle candele il giorno della purificazione della B. Vergine e la processione nella medesima festa. Fu lui che ordinò doversi principiare la Quaresima con un atto di umiltà, benedicendo la cenere ed aspergendola sul capo dei fedeli. Ordinò slmilmente che nei quattro giorni precedenti la prima domenica di Quaresima si osservasse il digiuno... non in uso per lo innanzi. Ciò affinchè il numero dei digiuni raggiungesse quello osservato dal Figliuolo di Dio, per rispetto allo stesso. A luiparìmenti devesi la cerimonia delle Palme e la lavanda dei piedi nel giovedì Santo. Aggiunse anche parecchie orazioni alla benedizione del Cereo Pasquale. Esortò il popolo a venerare la grande memoria dei Principi degli Apostoli, perciò comandò che il primo giorno della loro festa andasse in processione alla chiesa di S. Pietro ed il giorno seguente a quella di San Paolo". Determinò le stazioni di Roma; cioè le chiese dove dovevansi recita rè l'ufficio e celebrare i sacri misteri in ciascuni giorno della Quaresima, delle quattro tempera e delle festività più solenni. I giorni assegnati a queste stazioni sono tuttora conservati dal Messale romano. Rapporto alle feste dei Santi volle si celebrassero sempre nelle chiese ov'erano le loro reliquie. Altre fiate i Sommi Pontefici furono soliti calcolare il tempo giusta i fasti consolari. S. Gregorio fu il primo Papa il quale volle che i diplomi o bolle Pontificie prendessero data dall'Incarnazione di Nostro Signore. Fu ancora il primo Pontefice che fece uso di questi termini: Parlare dall'alto della cattedra, parlare dalla Cattedra di Pietro. I suoi successori lo seguirono in ambo queste nuove istituzioni. Si occupò ben'anco della maestà dei sacri templi, affinchè rispondessero alla Santità dei sacri riti. Le guerre continue, le insurrezioni e l'inondazione avvenute prima del suo Pontificato avevano devastato molte chiese, parecchie delle quali erano abbandonate, altre cadenti. Gli ariani, favoriti dai popolari tumulti che soglionsi sviluppare nelle guerre, concorsero ancora alla rovina delle case del Signore, profanandone alcune. S. Gregorio ritoma all'antico splendore ed al primiero culto le già abbandonate, ripara, orna ed abbellisce le cadenti, purifica e benedice le profanate scacciando quegli eretici. Così fece con quelli ariani che avevano profanata la chiesa di S. Agata e che purificò "... con una nuova consacrazione, portandovi a quest'effetto le reliquie di S. Sebastiano Martire e della medesima Santa. Il dì che S. Gregario fece la cerimonia, il demonio fuggì informa dell'immondo animale. Due o tré giorni di poi, essendo molto sereno il ciclo, una nuvola si posò sopra la chiesa, e tutta la coprì, diffondendo nello stesso tempio un soavissimo odore. Si trovarono anche i lumi accesi per mistero angelico ed avvennero tante meraviglie in questo luogo che tutti conobbero averlo Dio santificato in maniera particolare ad istanza di S. Gregario ". Regolò finalmente tutto quanto apparteneva al culto estemo della Religione, con tanta sapienza che i fedeli abbandonarono tutte le superstiziose credenze per l'innanzi fermamente ritenute. Con animo veramente credente si disposero a rispettare i sacri misteri e vivere raccolti nell'unità di quella vera fede sancita dal Sangue di Cristo. Colle nuove istituzioni e riforme vedeva S. Gregorio il centro della Cristianità risorgere a vita novella. A mezzo di esse otteneva una perfetta corrispondenza tra la Maestà della Chiese e la Santità dei ministri. Otteneva ancora, a mezzo del canto e della sacra liturgia, l'unità dei riti e la maestà della cerimonie che innalzano il cuore e la mente dei fedeli alla considerazione dei Divini misteri e conducono i medesimi alla propria santificazione. Ne sola Roma doveva godere di un'opera così attiva, efficace e santa, poiché da essa, come dal centro, S. Gregorio la diramava nella Chiesa universale. Solleciti di dimostrare alcuni avvenimenti i quali dimostreranno nella loro interezza lo zelo che il Santo spiegò in estendere e propagare quelle medesime riforme ed istituzioni che santificarono i romani, ne diamo ora contezza. |