S. Gresorio Protettore di Manduria

Come il popolo ebreo ebbe i suoi Angeli tutelari, così pure la Chiesa Cattolica, fin dalla sua istituzione, non mancò della protezione di quegli Angeli e Santi, ai quali con ossequio e fiducia si rivolse sempre nelle angustie. Antichissima è dunque nella Chiesa la pia costumanza di affidarsi al patrocinio dei Santi, come lo attestano Teodoreto, Origene, S. Ireneo; ed a questo proposito il protestante Leibnitz dice: "Fin dal II secolo si celebrava la memoria dei martiri e religiose adunanze si tenevano alle loro tombe". Eusebio aggiunge: "Per rendere onore ai soldati della soda pietà, ai veri amici di Dio, noi accorriamo alle loro tombe, presentiamo ad essi i nostri voti come ad anime sante, riconoscendo che la loro intercessione presso l'Eterno non è per noi di leggerlo".

Le più cruenti persecuzioni contro la Chiesa, quando a Dio piacque, ebbero fine, ed ella, con le sue norme direttive, stabilì che ogni città, paese, borgata, avesse i suoi Santi patroni e protettori, onde questi fossero di aiuto e protezione a ciascun popolo, come insegna S. Agostino, nel II e IV sermone sopra S. Stefano.

Certi che Manduria fu evangelizzata dall'Apostolo S. Pietro, Principe degli Apostoli, verso la metà del primo secolo cristiano, come lo attestano i monumenti e le tradizioni, non si è certi però quali dei Santi di Dio sia stato il protettore dagli anni di sua conversione fino al 977.

Mandarla, nobile parte dell'antica lapigia, terra che la Chiesa, la Patria, la scienza hanno sempre avuto cara per la devozione, per l'eroismo, pel sapere di cui furono sempre dotati i suoi figli è di antichissima conoscenza con la storia. Questa città ha interessato per le sue antichità e per le sue gesta parecchi illustri scrittori; e, grazie alle pazienti e laboriose ricerche del manduriano professor Giuseppe Gigli, si hanno ora di essa, e particolarmente dei suoi più illustri cittadini, tante notizie che, senza le fatiche di lui, sarebbero obliate. Per quanto affezionati a questa nostra terra, non è da noi però occuparcene se non per quanto è relativo al suo Protettore.

Manduria, pagana come molti sanno, assediata da Annibale, espugnata da Q. Fabio e data ai romani, fu poi occupata da Totila, saccheggiata e depopolata nel 924 dai saraceni che, nelle stragi furono i più fanatici seguaci di Maometto: venne finalmente distrutta dagli agareni nel 977. "Giacque fino all'undicesimo secolo, quando sotto l'impero del Normanno Roberto Giuscardo, incominciò a risolversi col nome di Casalnuovo ".

Verso quest'epoca Ruggiero Normanno, fratello minore di Roberto, presa la Sicilia, organizzò le sue conquiste con Papa Urbano II, promettendosi di riedificare tutte le chiese e riordinare i vescovadi distrutti dalle orde saracene. Dalla Sicilia passò in quest'ultime provincie del meridionale d'Italia, attuandovi pure le medesime promesse: e noi, a mezzo di una tradizione ricavata da questo archivio capitolare, siamo certi che la nostra chiesa, ora colleggiata, fu riedificata nell'undicesimo secolo, di molto inoltrato, e per ordine di Ruggiero Normanno.

E' da notarsi però che detta chiesa negli anni successivi alla sua costruzione subì delle sostanziali riforme nel frontespizio, nelle due navate laterali, nel coro, nel campanile e nella sacrestia. Intanto non si ha l'epoca precisa della ricostruzione della chiesa e D. Filippo Sorano, procuratore di questo capitolo nel 1738, deplorando la mancanza di questa notizia, ci riferisce quel che vecchi preti riferirono a lui; cioè che verso il 1500 vedovasi ancora scritto sul lato destro intemo della porta maggiore un distico quasi interamente cancellato, dal quale si ricavava solamente: Die XIII Decembris. Se quel 13 Dicembre sia stato il giorno del compimento della chiesa, se quello della benedizione o consacrazione della medesima, non si è potuto determinare.

Checché sia, dell'epoca certa della riedificazione di questa chiesa, quello che ci preme si è il determinare chi sia stato il Protettore di Manduria dall'epoca in parola insino a quando documenti indiscutibili ci dichiarano d'essere stato proclamato patrono S. Gregorio. Ma per quanto studio e ricerche si sieno fatte non vi si può riuscire se non per via di calcoli approssimativi, che hanno pure sodo fondamento.

Nel campione di questa chiesa si legge a pagina 24 "Dopo l'altare della B. Vergine di Costantinopoli, viene quello di S. Gregorio Papa, principal protettore di questa terra. Vi è in esso un quadro dipinto in tela e Scipione Corrente legava a questo altare, con istrumento rogato dal notaro Sergio Durante nel 1580, ducati 200 per due messe la settimana". Ora, dalla riedificazione della chiesa, avvenuta nell'undecimo secolo fino al 1580, altra epoca in cui l'altare ed il quadro del Santo preesistevano al legato, Manduria o non ebbe alcun Protettore o, se lo ebbe, doveva essere S. Gregorio. Non può ammettersi la prima di queste ipotesi perché la proclamazione dei santi protettori rimonta, come abbiamo detto innanzi, ai primi secoli della chiesa; ci conviene quindi tenere alla seconda, perché l'altare ed il quadro di S. Gregorio appaiono chiaramente esistenti innanzi al 1580. Ci dobbiamo tanto più convincere che il Protettore era e doveva essere S. Gregorio perché la tradizione, che in materia religiosa non si cancella quasi mai, non ci fa parola di altro Santo Protettore da S. Gregorio in fuori.

Dal citato campione si rileva ancora che detto altare fu concesso dal capitolo alla famiglia Bottari ad omandum, ed in altre memorie leggesi che il 12 Marzo di ogni anno si accendeva nel medesimo altare un determinato numero di ceri nella messa che cantavasi. Una semplice memoria dunque della festa di S. Gregorio è sempre esistita tra i nostri antenati: diciamo semplice memoria, poiché in quei tempi le principali feste erano solennizzate dai fedeli con la frequenza dei Sacramenti e da una messa cantata tutto al più, alieni com'erano da quelle pompe esteme, clamorose che ora sono in uso.

Se non che qui potrebbe sorgere qualcuno a presentare la seguente difficoltà: Ma come mai si ritiene in Manduria che S. Carlo Borromeo sia stato per il passato il Protettore di questa città? Rispondiamo: che, ad onta che esistano documenti dai quali rilevasi che S. Carlo riscosse dai nostri antenati un culto particolare, pure, non si può per questo conchiudere che egli sia stato il patrono principale di questa terra, poiché avendo ereditato dalla sua ricca e nobile famiglia il principato di Oria, ed essendo stato perciò dichiarato patrono della diocesi oritana, è ammissibile precisamente che i vescovi diocesani si sieno fatto un dovere di inculcarne la divozione, il culto a tutta la diocesi stessa, e specialmente che S. Carlo si era distinto per la sua sviscerata carità verso i bisognosi a beneficio dei quali vendè lo stesso principato di Oria per 40000 scudi. Ora, appartenendo Manduria alla diocesi oritana, avrà forse onorato la memoria di S. Cario a preferenza di altri paesi della stessa diocesi; ma non perciò ha potuto Manduria togliersi dalla protezione di S. Gregorio per quella di S. Carlo. Volendo ancora dubitare, ecco un'altra ragione che varrà a persuadere assolutamente come S. Carlo, per quanto onorato dai manduriani, non fu mai il loro Protettore.

Morì il Borromeo nel 15 84, fu canonizzato da Papa Paolo V nel 1610, epoche di molto posteriori al protettorato che già esisteva qui di S. Gregorio. Perciò appunto che il Borromeo nacque, morì e fu dichiarato santo dopo che S. Gregorio trovavasi già proclamato nostro Protettore, non può assolutamente accettarsi l'opinione dei contrari. E ripetiamo, che essendo stato S. Carlo realmente dichiarato patrono, come è tuttavia dell'intera diocesi oritana, Manduria lo volle pure ritenere come un secondo Protettore od un parziale patrono, senza mai però lasciare il suo antico e primiero.

Accade talvolta che i popoli, cominciando a sentire dei miracoli di un nuovo Santo, gli si affezionino; e siccome il cuore umano è capace solo di quella quantità di affetto, così a propria insaputa, si tengono meno fervorosi pei già tanto venerati, ma non rinunziano mai però alla loro protezione. Ciò seguì ai nostri avi, i quali s'infervorarono pel Protettore Diocesano S. Carlo, a segno da stabilirgli delle vere feste, nelle quali vi soccombeva perfino la stessa cassa comunale, come risulta da questo archivio capitolare. Restò quindi realmente, col fervore per S. Gregorio, scemata per qualche tempo, la sua splendida festa e, come c'informa la tradizione, fu la grande divozione che avea per questo Santo uno zelante sacerdote, forse gallipolino, che tomo lo splendore alla festa, grandissima venerazione a S. Gregorio, circa il 1720.

Venne quel pio sacerdote a predicare la Divina parola in occorrenza della Quaresima; durante la sua dimora fra i manduriani li notò, con vivo rammarico, poco zelanti nell'onorare il loro antico Protettore. Non tollerando nella sua devozione pel Santo, l'indifferenza del popolo, si adoperò così efficacemente a riaccendere nei cittadini l'affievolito amore per l'inclito loro patrono, che la festa di marzo prima, quella di settembre poi, venne a celebrarsi con pompa mai usata; ed al Santo si tornarono a prostrare i suoi manduriani con tutto lo slancio d'una mente e d'un cuore compresi dalla venerazione dovutagli. D'allora fu Manduria sempre devota pel Magno Gregorio e giunse a chiederne la statua; ed il laborioso e zelantissimo Canonico D. Giuseppe Micelli a soddisfare la pietà dei devoti, unitamente alle autorità ecclesiastiche e civili dispose opportunamente perché la statua si potesse fare. Ne commise il disegno ad un Romano, ma quel disegno non piacque, ed un tale Sammartino di Napoli appagò i voti dei manduriani con un secondo disegno che uno scultore napoletano eseguì perfettamente. La statua giunse a Manduria verso la metà del Febbraio del 1786 e nei giorni 19, 20, 21 dello stesso mese ebbe luogo un solenne triduo in ringraziamento del fedele arrivo della medesima. Il 2 Aprile dello stesso anno Monsignor Alessandro Maria Kalefati pubblicamente la benedisse, accompagnandola nella processione che lo stesso dì ebbe luogo con grande pompa religiosa e gran devozione e gioia del popolo.

Per conservare la statua si aprì una nicchia nel cappellone del SS. Sacramento, ma ne fu presto tolta per l'umidità di quel luogo e riposta in un'altra all'uopo costruita di legno foderata di tela cerata; venne finalmente collocata nel posto ove presentemente si trova.

I Manduriani diretti e consigliati dalle autorità ecclesiastiche, alla contentezza di possedere oramai la sacra e bella scultura del loro Protettore, vollero unire l'altra di onorare il Santo ancora due volte l'anno e concordemente votarono feste precettive i due giorni 12 Marzo e 3 Settembre, dedicati l'uno alla morte, l'altro al patrocinio di S. Gregorio. Al presente però, come a tutti è noto, è rimasto solo il 12 Marzo festa di precetto.

Il Micelli, che fu pure Arciprete e che tanta cura ebbe in tramandarci le notizie che andiamo cennando, per vieppiù accrescere il culto verso il Santo Patrono, propose la costruzione di un cappellone perfettamente uguale a quello del SS. Sacramento ed il 24 settembre 1786, radunati i maggiori del popolo li esortava all'oggetto conchiudendo: " ... al che specialmente devono tendere tutte le nostre mire, perché non manchi la propria casa a chi principalmente protegge questa nostra città".

Chiese contemporaneamente al Kalefati che nell'altare del Protettore si potesse ogni giorno celebrare la Messa votiva dello stesso. Questo altare era quello di cui si è tenuto parola, e secondo la tradizione, era situato precisamente dove ora sorge la balaustrata ed il cancello di ferro che danno accesso al cappellone di S. Gregorio. Il Vescovo, inteso il parere del capitolo, concesse quanto il Micelli chiese, riserbando solamente i giorni di prima e seconda classe.

Il fine del rescritto, come il Sorano lo ricopiò nel campione a pag. 24 è così concepito:

"... In ejus tantum ara in matrici sacra aede Manduriensi existente, votiva sacrificio offerì De o possint, secundum ritum praescriptum et rubricam, intercessionis S. Gregarii Magni, numquam tamen praeterita commemoratione intercessionis sancii vel sanctorum, eo die secundum ritum praescriptum offìcii occorrentium .... Rescriptum Orrae in nostro Episcopio die XXVII. Febbruarii  MDCCLXXXVIL

Alexander Maria indignus Sanctae Orranae Ecclesiae Episcopus".

Questo privilegio ebbe poca durata, perché nel 1° settembre del 1787, benedicendosi dallo stesso Vescovo la prima pietra del cappellone, l'altare veniva demolito per aversi la necessaria comunicazione tra la Chiesa e lo stesso cappellone. Contemporaneamente alla concessione della Messa votiva, si ottenne l'altra dell'ufficio di rito doppio di seconda classe con l'ottava per la sola festa del 3 settembre. Anche questa però ebbe corta esistenza, poiché essendo stato riformato con Apostolica autorità l'antico Libello diocesano, con quello di S. Gregorio Magno, vennero abrogati altri uffici che già erano stati concessi.

Si sa che nello stesso dì della benedizione della prima pietra del cappellone il dottissimo e pio Monsignor Kalefati avesse autorizzato a lavorare, anche nei giorni festivi, chiunque volesse adibire l'opera sua nella costruzione del cappellone. Il Sindaco di quell'epoca a dare egli il primo esempio, si caricò gli omeri di tufi che gettò nelle fondamenta; fu imitato prima dai nobili e quindi dal popolo che nei giorni festivi lavorò con vivo entusiasmo. Il Sacerdote D. Salvatore Filotico, terzo procuratore della cappella di S. Gregorio, ci fa sapere che in quel primo settembre il su lodato Vescovo, tanto zelante di quella costruzione, fece personalmente il giro del paese, accompagnato dai dignitari del Clero, chiedendo per quella l'elemosina!.

Fu cominciato il cappellone essendo procuratore il degno Arciprete Micelli: fu terminato quando procuratore si trovava il Filotico. Un tal Saverio Pastorelli diresse la fabbrica e Venanzio Degiorgio fu il maestro dello stucco antico, che fu poi sostituito dal presente, per cura del sacerdote D. Vincenzo Stano, procuratore nel 1872. Tutta la fabbrica, il primo stucco e tutto quanto occorse al compimento del cappellone, inclusa la compera di 7 case che si dovettero atterrare per averne il suolo, costò ducati 1901 e grana 50, non tenendo conto del lavoro gratuito.

La Signora D. Marianna Giammai, d'imperitura memoria, dispose che dal suo si eseguisse il quadro di prospetto, l'altare, le due balaustre di marmo ed il pavimento. Dotò poscia l'altare istessa dei candelieri di bronzo, del Crocifisso d'argento, finemente cesellato, come volle pure cesellate le comici delle carte gloria, anch'esse d'argento.

I due pittori compaesani Pasquale Bianchi e Vincenzo Filotico dipinsero i quattro artistici quadri che ornano le pareti laterali del cappellone. Il Bianchi, antitesi del Filotico, non fu educato alla scuola delle ombre, come quest'ultimo; però con concetti elevati e disegno preciso, ci diede nel primo quadro un'idea abbastanza chiara della peste di Roma. nel secondo ci rappresentò la miracolosa apparizione di G. C. della quale fu un giorno decorata la mensa dei pellegrini invitati dallo stesso S. Gregorio.

Il Filotico, tra l'oscurità delle sue ombre, sfoggia in allegorie e concetti poetici.

Il primo dei suoi quadri spiega come S. Gregorio ruppe le catene della schiavitù, conquise l'eresie, convertì l'Inghilterra, divise con Teodolinda la palma della vittoria ottenuta con la conversione dei longobardi, convinse Eutichio intomo al Domma della risurrezione della carne. Tutta la scena si svolge irradiata dalla face, che arde nella destra di quell'Angelo, con la sinistra regge il lembo della cappamagna di S. Gregorio: simboleggia quella face, l'inesorabile amore della salvezza delle anime col quale il Santo illuminò due secoli. Finalmente la Religione simboleggiata in alto di quel quadro, col Delevisti Badi de Israel, proclama liberatore del popolo di Dio il Pontefice Gregorio Magno.

Nel secondo, il pittore Filotico ci mena, con molta poesia, nella selva ove la colonna di luce, la schiera degli Angeli, guidano il popolo, il senato, il clero alla spelonca in cui il Santo si nasconde dalla quale finalmente, commosso, abbraccia rassegnato il Pontificato.

Il quadro di prospetto è opera di un romano, di cui s'ignora il nome, qualcuno però opina che sia di stile Michelangiolesco: rappresenta S. Gregorio in atto di pregare, fra due Angeli, uno dei quali gli sorregge il braccio destro, l'altro prega col Santo. Un gruppo di altri Angeli è in atto riverente di ricevere e trasmettere al trono di Dio le preghiere del genuflesso Pontefice.

Il dì 29 Aprile 1792 Manduria vedeva appagati i suoi voti nel completamento assoluto della Cappella del suo Protettore: il fumo dell'incenso, il Sacro Crisma, il canto dei sacerdoti, il suono delle campane, le acque lustrali, i sacri addobbi, solennizzano la consacrazione dell'altare, la benedizione delle pareti inteme ed esteme del nuovo edificio destinato al protettore. Il vescovo Kalefati compiva con la funzione di consacrazione, l'opera da lui cominciata, animata e protetta, opera forse, ultima di sua vita!

Il Micelli, tanto diligente in tramandarci le più minute notizie del nostro Protettore, sembra, dalle infruttuose ricerche eseguite, che abbia trascurato di favorirci quelle relative all'origine del carro. Il Filotico, terzo procuratore, ce ne parla sì, ma come di cosa preesistente alla sua gestione; però nei registri lasciati dal Micelli e dal suo successore Troiani, che precedette il Filotico, non si rinviene traccia alcuna di esiti per il carro.

Sarà stato costruito a spese di qualche divoto? Fu fatto per magnifìcare l'ingresso della statua in città? Concorse qualche speciale circostanza che lo consigliò? Noi non sappiamo nulla affermare: eppure il carro è parte integrante della festa che allieta il popolo nel Settembre! Relativamente al carro ci è riuscito di ricavare solamente che nel 1790, facendosi la processione del carro "... su di esso il maestro di cappella dirigeva lafrottola".

Dall'epoca della costruzione del cappellone, l'amore dei manduriani per il loro Santo Protettore crebbe ogni dì più: le due annue feste celebrate con solenne pompe ne attestano la sincera e continua divozione. Questo Illustrissimo Presule Diocesano D. Teodosio Maria Gargiulo, interessato dalle istanze del Reverendo Clero della città, in data 12 Febbr. 1897 ottenne dalla Sacra Congregazione dei Riti che la prima Domenica del Settembre di ogni anno si solennizzasse, con rito doppio di seconda classe con l'ottava, esclusivamente per questa città, la festa di San Gregorio.

Manduria, avventurosamente tutta cattolica, ha sempre avuto un popolo ne gretto ne ignorante, ma placido e di miti costumi; e la classe civile, numerosa, ricca per censo e colta, si mostrò sempre altamente religiosa. Non isdegnò mai diriggere il popolo al culto estemo per la Fede; anzi ad esso si unì sempre nel venerare Dio ed i suoi santi. Nei dì calamitosi, nei dì del tripudio, ogni ceto viene indistintamente a confondersi innanzi al suo Protettore, ad onorarlo, ad implorarne l'efficacissimo patrocinio.

Si ha ragione di credere che l'arciprete D. Marco Gatti fosse l'autore della devota e bella preghiere che si recita nei due settenari di Marzo e Settembre. Con essa ci piace terminare questo libro.