ICONOGRAFIA GREGORIANA di Luigi Stano

 

 

Quando Pasquale Bianchi e Vincenzo Filotico, nella seconda metà del 1.700 si apprestano a dipingere le grandi tele che andranno ad ornare il Cappellone di S. Gregorio Magno a Manduria, già in Città è giunta la Statua lignea del Santo.

Giunge, dopo che un precedente disegno opera di artista romano, viene scartato e non ritenuto consono ai desiderata dei Manduriani.

Chi conquisterà gli occhi ed il cuore degli attenti  ed esigenti committenti di Manduria sarà Giuseppe Sammartino, nome di grido della Napoli artistica di fine settecento. Personaggio chiacchierato per le sue strane frequentazioni con tal Principe di Sansevero, chimico - alchimista, che si vocifera dia rigidità marmoree a materie vive. Sammartino con il suo disegno, sembra voler imprimere la vita al legno operando in direzione apposta a quella del Principe. Eppure Sammartino è legato al Principe a doppio mandato; da amicizia certo, ma anche da atti rogati da notaio, come validi ricercatori di recente hanno scoperto. Gli artisti Manduriani, invero, vedono più Roma che Napoli come loro punto di riferimento artistico. Del Filotico  si sà che a lungo ha vissuto a Roma ove ha copiato e studiato i maestri del colore e della forma.

Matteo Bianchi a lungo era stato in quella Roma che agli amava essendone ricambiato, ed avendone riconoscimenti ed encomi

Di Pietro Bianchi figlio del famoso Diego Oronzo, si vocifera in Manduria che nel suo soggiorno romano abbia anche contratto matrimonio. Sarà necessario, per scongiurare una bigamia,  volendo Pietro contrarre matrimonio anche in Manduria, inviare da Oria investigatori vescovili, che convocati in gran segreto gli amici di Pietro,  presso la sagrestia della Chiesa Madre ,li interrogheranno, stilando verbale.

Gli amici all’unisono giureranno che Pietro non è mai stato in Roma e quindi non ha potuto contrarre matrimonio lì .

Forse un certo risentimento, dei pittori Manduriani  condurrà  questi ultimi, nelle loro opere a distaccare la loro immagine di S. Gregorio da quella del Sammartino.

Di certo la più antica icona censita di Gregorio Magno in Manduria è nel pulpito ligneo datato 1608 presente nella Chiesa Madre .

Seguono le immagini di Diego Bianchi e probabilmente l’affresco nel Convento degli Scolopi in Manduria.

La statua eseguita sul disegno del Sammartino dai fratelli Trillocco, dovrebbe dire una parola finale su quale immagine dare la Grande Santo. Di sicuro stante le inclinazioni e la notorietà dei personaggi darà adito al nascere di storie ed anche leggende tramandate dalla tradizione orale in  Manduria.

Segnerà di sicuro una piccola fronda degli artisti Manduriani,  ancora una volta bistrattati per correre dietro alle suggestioni della moda e del nome. Pasquale Bianchi e Vincenzo Filotico, dipingeranno quattro tele , due ciascuno, in cui , l’immagine del  Santo, non sarà mai uguale a quella della tela precedente e soprattutto a quella del Sammartino.

Una piccola impennata di orgoglio del piccolo contro il grande, dell’ignoto contro il celeberrimo.

Essi si scontreranno con il Sammartino anche sul terreno della fascinazione e della suggestione.

 La  storia della vita di S, Gregorio Magno, contratta in una ricerca  porterà a raccontare in quattro tele almeno dieci eventi diversi della vita del Santo, colorati con con sapienti dosi di poesia e di conoscenza , analisi dolce e spietata dei mali della propria terra e dei sogni di un riscatto possibile contro la decadenza dei tempi e dei costumi.

Luigi Stano