S. Greeorio eletto e consacrato Pontefice

Papa Pelagio II morì, vittima della cristiana carità, il dì 8 Febbraio del 590, quando Roma era già al colmo della universale sventura, come già si è detto nel capitolo antecedente. Dalla morte di Pelagio fino al 3 Settembre dello stesso anno, la S. Sede vacò: durante questa vacanza successero gli avvenimenti che seguono.

Allorquando avveniva la morte di un Pontefice, giusta un costume che ebbe origine in tempi anteriori al secolo di S. Gregorio, il popolo, il senato ed il Clero, insieme riuniti, eleggevano il successore, scegliendo sempre persona degna di questa carica. Atalarico ed i rè ostrogoti per i primi, poi gli imperatori di Costantinopoli, più tardi i rè alemanni usur-parono il diritto di confermare l'elezione dei Pontefici romani, usurpazione, che Alessandro Secondo, grandemente coadiuvato dal dotto Ildebrando, assolutamente fece finire.

Morto Pelagio, il suffragio concorde del popolo, senato e Clero elesse S. Gregorio a Vescovo universale della Chiesa Cattolica, come il solo che fosse abile a ridare alla medesima la tranquillità e la pace. Tutti gioirono in sentire l'ottima scelta del Pontefice, solo Gregorio, nella generale esultanza, temè il gran peso della Pontifìcia dignità e cercò sottrarsene, manifestando la propria incapacità. Vedendo però che le ragioni da lui addotte per esimersi, non erano ammesse da alcun romano, si appiglia al seguente partito. Come si è detto, l'imperatore di Costantinopoli doveva confermare l'elezione del Pontefice, senza di che il nuovo Papa non poteva essere consacrato. S. Gregorio. amicissimo di Maurizio a cui tenne al Sacro Fonte il figlio, ne ricevè sempre i più sinceri attestati di benevolenza in tutto il tempo che, nella qualità di Nunzio, dimorò nella sua corte, per la qual cosa fiduciava molto sull'anima di lui ed aveva a sperare non poco. Sollecitamente gli spedisce un segreto messo con alcune lettere a mezzo delle quali lo prega e scongiura di non confermare la nomina. Senza alcun dubbio l'elezione sarebbe stata annullata, se il messo non fosse stato scoverto e trattenuto.

Il Prefetto della città. Germano, erasi accorto che S. Gregorio, vedendo la fermezza dei suoi elettori, avrebbe usato degli stratagemmi allo scopo di non essere innalzato alla suprema dignità; perciò sorvegliava, al riguardo, tutte le azioni del Santo. Scoprì il messo, lo trattenne, sequestrò le lettere che doveva portare all'Imperatore, e spedì invece altri dispacci a Maurizio, con i quali, a nome dell'intero popolo romano, del senato e del Clero lo pregava ardentemente di confermare, senz'altro indugio, la elezione Pontifìcia che si era fatta nella persona del diacono Gregorio. Avendo Germano operato tutto ciò con sollecitudine e segretezza, nulla intravide l'eletto; ma aspettava invece, con giubilo, un esito favorevolissimo: il Prefetto parimenti più che certo della conferma, at-tendeva, con ansia febbrile, il ritomo dell'inviato con il decreto imperiale.

In quei tempi i lunghi viaggi non si potevano fare con quella celerilà con cui si può al presente, atteso i mezzi di trasporto che offrono le moderne invenzioni. Parecchi mesi quindi occorsero per aversi la risposta dell'imperatore. In quel frattempo S. Gregorio era a capo del reggime provvisorio della Chiesa, conformandosi all'usanza, la quale richiedeva  che l'eletto a Sommo Pontefice, prendesse la cura della Chiesa istessa,  unitamente ai tré maggiori dignitari del Clero. Questo reggime provvisorio durava fino a che da Costantinopoli non veniva la conferma dell'elezione che doveva farsi, come abbiamo detto innanzi, dall'Imperatore. Giunto il messo di Germano, Maurizio avendo appreso che il suo intimo amico, di cui conosceva la virtù e santità, era stato eletto Pontefice della Santa Chiesa, immensamente ne gioì. Rese moltissime grazie al Signore, si congratulò di tutto cuore coi romani dell'ottima scelta e confermò l'elezione, secondo l'uso dei tempi. I dispacci della corte impe-riale diretti al Prefetto di Roma furono sollecitamente trasmessi, ed il popolo, vedendo alfine appagati i suoi desideri, non potè non gioire immensamente. S. Gregorio si accorse che Germano l'aveva ingannato mediante le astuzie usate e se ne accorò profondamente, e tanto più quando vide che il popolo lo voleva intronizzare, il senato accorreva per venerarlo, il Clero si preparava alla solenne cerimonia della consacrazione. Egli non vede altro scampo, per sottrarsi al Pontificato, che la fuga e ne medita la maniera. Il Prefetto Germano, sospettando che il Santo po-tesse tentare quest'ultimo mezzo, ordina che si custodiscano diligentemente le porte della città. Questa volta però i suoi ordini restano delusi, poiché Gregorio usa anch'egli un'astuzia degna di memoria.

Conosciuto da tutti tiene amici da per tutto; ed alcuni mercanti spe-cialmente gli sono devotissimi: con questi stabilisce il modo di trafugarsi; ed eccolo. Si traveste, si fa chiudere in una gran cesta di vimini, si fa mettere su un carro carico di altre ceste ed a guisa di mercé, traversa la porta della città. I custodi, a vedere il carro delle ceste, non fanno osservazione alcuna; sicché come i mercanti s'allontanano dalla Città, il profugo li ringrazia e rapidamente corre a celarsi in una spelonca situata in fondo alle selve. La sua intenzione era quella di fermarvisi finché si fosse eletto altro Pastore più degno di lui.

I romani non vedendo per qualche giorno Gregorio, cominciarono a sospettare: il sospetto diviene per loro dura realtà quando non hanno più sue nuove. Lo cercano in tutti gli angoli di Roma, nel suo monastero, nelle Chiese, in ogni nascondiglio, da per tutto. Ogni ricerca riesce vana e la realtà che Gregorio sia fuori di Roma, che sia fuggito, è oramai accettata anche da coloro che, parendogli troppo amara, la combattevano ancora. Il Prefetto Germano che tanto ha sorvegliato sulla persona di Gregorio, rimasto deluso, mette in opera tutta la sua autorità a ciò le adiacenze romane siano ben perquisite; ma inutilmente.

Il popolo è in preda al più profondo dolore, tutta Roma è in pieno lutto; ed ecco stabilita un'epoca di degna riconoscenza. Però le diligentissime ricerche non furono bastevoli a far rintracciare l'umile fuggitivo. I seniori del Clero, vedendo infruttuosa ogni indagine, invitano il popolo alla preghiera ed ordinano tré giorni di digiuno, per ottenere da Dio il ritomo di colui, la cui fuga ognuno stimava come il più grande dei mali.

Il Signore, che aveva cominciato l'opera grande dell'elezione di Gregorio, si degnò esaudire le preci dei supplicanti, operando un mira-colo che tradì l'umiltà del santo. Questo miracolo in diversi modi ci si tramanda; difatti alcuni storici asseriscono che una colomba, svolazzando, diede indizio del luogo ove S. Gregorio era nascosto. Paolo Diacono narra che un certo anacoreta, ritirato nelle vicinanze di Roma, vide una colonna di fuoco sulla caverna che rifugiava il santo. Dalla medesima colonna di fuoco scendeva e saliva una moltitudine di Angeli, vero indizio che colà stava nascosto il Pastore della casa di Dio. Quale fosse stato il celeste segnale, indicatore della dimora del fuggitivo, il popolo lo vide; ed inebriato dalla speranza, vi si reca in tutta fretta, e trova infatti il suo diletto Padre che ancora resiste e si umilia. Ma finalmente la voce di Dio paria al suo cuore ed egli ai manifesti segni della Divina elezione, non fa più resistenza. Questo cuore, tanto eroico e generoso, offre a Dio il gran sacrificio che sta per compiersi; e si rassegna a quanto la voce intima e misteriosa del miracolo, che per quella di Dio, gli rileva e richiede da lui. Egli, che aveva sinceramente fuggito quella grande destinazione, ora l'abbraccia, risoluto di compierne tutti i doveri e patirne, sereno, tutti gli effetti.

 Il popolo giubilante seco lo trae abbandonandosi a giuste e degne acclamazioni; ed egli, commosso da tanto sincera manifestazione d'affetto, si lascia condurre da lui; e dalle sostenute cariche di Pretore e Diacono e dalla peste, fatto esperto dei bisogni del popolo, già ne studia i mezzi di sollevamelo.

 Il 3 Settembre del 590 quel popolo è pago finalmente di venerare il suo Gregorio assiso sulla cattedra di S. Pietro.