IL «CARRO» DI S. GREGORIO NEL RICORDO DEL SIG. GREGORIO LAMUSTA DI ANNI 93, MANDURIANO, INTERVISTATO IL 12 GENNAIO 1983.

 «Sono nato a Manduria nel 1890 e ricordo bene la festa di S. Gregorio come si faceva negli anni della mia infanzia e adolescenza. Il «carro» di S. Gregorio lo ricordo in modo particolare perché per alcuni anni fu proprio mio padre a condurre in paese i due buoi impiegati a tirare il «carro». Mio padre lavorava presso la masseria detta «Li Surani» ed era lui che aveva l'incarico di condurre da questa masseria una magnifica coppia di buoi (dial.: nnn hhellu parìcchiu ti bui), grandi e forti però mansueti. Mio padre, al momento convenuto, attaccava i due animali davanti al «carro» e li guidava (stando ad essi davanti e camminando all'indietro faccia ai buoi) con un lungo bastone fermato in qualche modo tra i due gioghi. I buoi che io ricordo avevano corna grandi e lunghe e nella punta di esse corna erano stati praticati dei piccoli fori in cui erano infilati due laccetti rossi dai quali pendevano due nappe cioè mazzetti di fili di lana o cotone rosso riuniti all'estremità. Sulla fronte dei due animali era fermato un panno rosso sul quale era posto un piccolo specchio. Non ricordo se anche il corpo delle due bestie fosse coperto a festa con panni o altro. Forse sì, perché lo erano la testa e le corna.

Il «carro» era molto lungo e molto largo, a quattro ruote. I falegnami lo federavano tutt'intorno con assi, quasi fino a terra, perché non si vedessero le ruote. Sul pianale del «carro», reso più lungo e più largo da sporgenti assi, era costruito, tutto in legno, un edificio a guisa di chiesa, simile a quella di Roma, larga alla base e sempre più stretta verso l'alto, terminante con una piccola cupola. Nell'interno di questa costruzione, al centro, era posta la  statua di S. Gregorio. Tutta la costruzione, tanto all'interno quanto  all'esterno, era illuminata da moltissimi lumini (non ricordo se a cera o ad  olio o ad acetilene) posti alla stessa distanza l'uno dall'altro. Una persona  sul «carro» aveva il compito di riaccendere i lumini che, per caso, si  spegnevano. Forse i lumini erano di cera perché ricordo che ciascuno di essi  era circondato, come un fiore, da carta per le smoccolature e anche per  riparare le fiammelle dal vento. Il «carro» così allestito era imponente e a me  bambino appariva altissimo, ma doveva esserlo anche nella realtà perché  superava in altezza il limite delle nostre abitazioni a piano terra. La  tradizione della costruzione di questo «carro» fini bruscamente nel 1904 (questa data la ricordo bene, purtroppo, perché ho alcuni riferimenti di carattere familiare essendo mono in quell'anno un mio fratello) quando i fili della corrente elettrica furono sospesi sulle vie principali di Manduria e anche su quelle percorse, appunto, dalla processione e dal «carro». L'anno dopo, 1905, non si potè o non si volle costuirlo più basso. Così la statua fu portata a spalla».